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mercoledì 4 luglio 2018

Don Angelo Ventura lascia la parrocchia perché va in missione in Africa ed in parrocchia manca il parroco

Don Angelo Ventura lascia la parrocchia per altri impegni in diocesi

don Angelo Ventura 


PIETRAPERZIA. Don Angelo Ventura il parroco della Madonna delle Grazie di Pietraperzia ha ufficialmente comunicato ai fedele nell’omelia nella Messa di domenica che lascia la parrocchia. Posto ha don Giuseppe Rabita amministratoto diocesano. 

       Don Angelo è nato a Gela il 18 luglio del 1980 ed è stato consacrato prete il 18 aprile del 2009. Dopo alcuni anni di sacerdozio nella matrice di Niscemi e poi di Gela. Il primo febbraio del 2017  fu eletto parroco della parrocchia delle Madonna delle Grazie dal vescovo Rosario Gisana. In questo tempo si è accattivato  la stima e la simpatia dei fedeli e tra le altre attività ha rifondato la confraternita di Maria Santissima del Rosario ed è stato eletto governatore il geometra Enzo Taibi e conta 35 confrati. “Il novello parroco – afferma il governatore Enzo Taibi – ha dato una svolta alla parrocchia sia pastorale sia strutturale”.

       I parrocchiani sono preoccupati perché la parrocchia resti senza parroco ed una delegazione è stata ricevuta dal vescovo monsignor Rosario Gisana. La delegazione è stata formata dal sindaco Antonio Calogero Bevilacqua, e dai fedeli Rosetta Carità, Angela Puzzo, Matilde Puzzo e Filippina Stella.  Inoltre hanno portato 750 firme per perorare la causa che la parrocchia non resti senza parroco.

       Il sindaco ha affermato che quella zona molto popolata non può restare senza parroco, infatti ha circa mille e 400 abitanti.

       Il vescovo Rosario Gisana ha comunicato: “Per il momento non siamo nella possibilità di nominare un parroco per la Madonna delle Grazie:  vi do certezza e vi assicuro che ci sarà un sacerdote che si prenderà cura della parrocchia e non per celebrare solo le sante messe la domenica. Il vescovo ha chiesto la collaborazione parrocchiale e quindi prevedere una pastorale integrata con l’impegno di tutte le realtà attive della parrocchia”.

Giuseppe Carà