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lunedì 18 gennaio 2016

Celebrata la festa di Sant’Antonio Abate



Celebrata la festa di Sant’Antonio Abate 

 TELA RESTAURATA DI SANT'ANONIO ABATE
PIETRAPERZIA. E’ stata celebrata ieri nella chiesa di San Nicola le festa di Sant’Antonio Abate anacoreta. La celebrazione è nata dal restauro di una tela del ‘cinquecento, finanziata dal direttore del museo diocesano e responsabile dei beni culturali monsignor Giuseppe Paci; certamente un input è venuto su indicazione del vescovo della diocesi monsignor Rosario Gisana. La festa è stata celebrata liturgicamente e sono state celebrate tre messe. Numerosa la presenza dei fedeli. La chiesa di San Nicolò ha sei tele al museo diocesano. Furano portate al museo diocesano perché vi fu un tentato furto. Per le tele che devono essere restaurate sono state trovati alcuni sponsor privati.
La tela restaurata resta una delle più preziose del museo. Dopo che fu trafugata la tela della “Nunziata”, quella di Sant’Antonio resta la più importante. E’ stato avviato l’iter del restauro di una tela in cui vi è la Madonna ed ai suoi piedi padre Pio.
La chiesa di San Nicola è l’unica che ha saputo custodire il patrimonio artistico. Certamente è dotata di potentissimi allarmi.
La chiesa in tutto ha otto tele; tra i quali una Madonna della Stella ed una Regina Pacis.
“Per Pietraperzia – afferma il sindaco Antonio Calogero Bevilacqua – è una giornata di tripudio, perché dopo lo scempio del passato si parla in positivo. Certamente le chiese sono tutte dotate di sistemi di allarmi. Quindi apprezziamo l’iniziativa delle Rettoria di San  Nicola di solennizzare questo restauro che si unisce con il nostro passato; dato che abbiamo un Rinascimento molto fecondo nel Castello Barresio. Abbiamo parecchie associazioni che sono interessati alla custodia dei beni culturali”.
Sono sulla braccia La Pro Loco di Alessia Falzone; L’Archeoclub di Andrea Rapisardi, Sicilia Antica di Giulia Nicoletti, il circolo di cultura di Giovanni Falzone che ha fatto parecchie pubblicazioni sui beni culturali e già sono arrivati a dieci i calendari artistici pubblicati”.
Giuseppe Carà