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giovedì 20 dicembre 2012

IL PRESEPE E L'ALBERO NELLA STORIA

L’ALBERO DI NATALE…

…E IL PRESEPE:

TRADIZIONE E STORIA

Ogni anno, durante il tempo di Avvento, in coincidenza con la Solennità dell’Immacolata, tutto il mondo può ammirare i capolavori artistici realizzati, con paziente e prolungato lavoro, in una delle piazze più famose del mondo: alberi giganteschi, donati al Santo Padre dalle più svariate parti del mondo, sovrastano i meravigliosi Presepi realizzati affianco all’obelisco di Piazza san Pietro. Tuttavia non tutti, anche tra i cattolici, conoscono bene la storia e la simbologia legati a questi due segni che fanno percepire il clima natalizio; anzi, qualcuno tra coloro che conoscono un poco di storia antica si chiede quale possa essere il senso di affiancare un segno originariamente pagano (l’albero, o meglio l’abete) ad una rappresentazione chiaramente ed esplicitamente legata alla fede cristiana, quale il Presepe. La conoscenza della storia antica e recente può aiutare a comprendere il profondo significato legato a tali segni ed anche il senso (e l’importanza) del continuare a riprodurli nelle nostre case, nelle nostre Chiese e nelle nostre piazze.
L’albero di Natale è un simbolo antichissimo, di origine probabilmente nord-europea. Moltissime nazioni pagane celebravano infatti il solstizio di inverno (che cade il 21 Dicembre, ma molti popoli primitivi lo ritenevano coincidere col 25), tra cui i Celti e, successivamente, i Romani. L’uso di allestire un abete (albero sempre verde) era legato alla simbologia del trionfo e della rinascita della natura (e della vita) contro la morte, simboleggiata dall’incombere del giorno più corto dell’anno (appunto il 21 Dicembre). Quando i cristiani giunsero a Roma, trovarono già ampiamente radicata la festa del “sole invitto” (celebrata proprio il 25 Dicembre), divinità pagana che simboleggiava il trionfo del bene e della luce sul male e sull’oscurità; colsero dunque l’occasione proprio da questa tradizione pagana, per “evangelizzarla” e trasformarla in chiave cristiana. Chi è infatti il vero Sole invincibile? È Cristo, Sole sorto da Oriente per illuminare gli uomini, Vita che ha vinto la morte, Bene Sommo che ha trionfato sul Male. Lo si può rappresentare come un abete? Certamente, perché come l’abete è albero sempre verde che non può invecchiare, così Cristo, vero Dio, è Re immortale nei secoli dei secoli. Inoltre, quelle che sono le attuali decorazioni dei nostri alberi di Natale (per esempio le “palline” attaccate ai rami), simboleggiavano i frutti degli alberi, quei frutti che sarebbero tornati dopo l’inverno, che appunto proprio dopo il 21 Dicembre cominciava il suo lento declinare fino a raggiungere il solstizio d’estate (tra il 21 e il 24 Giugno). Ma Gesù non è il Frutto squisito e soavissimo del Santissimo Grembo di Maria? E non ha detto di essere la Vite e noi i tralci? E non ci ha ricordato che un albero si riconosce dai suoi frutti?
Il Presepe venne molto dopo, solo con san Francesco d’Assisi, il quale, acceso d’amore verso il Verbo incarnato, e volendo quasi toccare con mano l’abisso della sua umiliazione e della sua povertà, nel Natale del 1223 volle che fosse rappresentata al vivo (oggi lo chiameremmo “presepe vivente”) la scena della Natività: e così fu fatto, come tutti sanno, a Greccio, piccola località in provincia di Rieti. Da allora il Presepe ha fatto, per così dire, “irruzione” in tutte le case e le Chiese dell’orbe cristiano, affiancando il segno ormai “cristianizzato” dell’antico abete sempre verde.
Dunque: nel primo Millennio il Natale veniva celebrato utilizzando la simbologia “cristianizzata” dell’albero; nel secondo millennio, il segno molto più esplicito, del Presepe ha affiancato senza particolari problemi l’antico simbolo della vita e del bene.
Le cose sono però cambiate verso la fine del XX secolo. Infatti, come è noto, in Europa si è assistito ad un progressivo e veloce abbandono della fede e della pratica religiosa; si è passati da circa l’80% dei cattolici praticanti della prima metà del XX secolo al 20, talora addirittura il 10% registrato verso la fine del secondo millennio. Una vera e propria “rivoluzione laica”, che ha preteso (e pretende tuttora, come recenti fatti di cronaca confermano) di far scomparire perfino i segni che richiamano le origini cristiane dell’Europa: crocifissi estromessi da scuole e uffici (anche con sentenze di illustri Tribunali…) fino agli eventi tanto grotteschi quanto inquietanti accaduti gli scorsi anni in Inghilterra, dove fu proibito di inserire perfino la parola Natale (“Christmas”) sui biglietti di auguri! Cosa è successo, in questo contesto, ai simboli del Natale?
Molti presepi, purtroppo, sono “scomparsi”, mentre gli alberi hanno continuato a proliferare, con un significato, però, totalmente diverso e neopagano: l’albero è diventato il luogo dove si depongono i regali o dove li depone “Babbo Natale”. Sono state, così, “rispolverate” leggende pagane antiche, che, a differenza dei culti pagani antichi, sono però slegate da ogni contenuto e significato religioso.
Come hanno reagito i cattolici? Alcuni, convinti di dover opporsi a questa sorta di neopaganesimo, hanno scelto dei messaggi forti: niente alberi nelle proprie case, ma solo il Presepe; niente regali “consumistici”, ma piccoli pensierini a sfondo religioso (un bel libro, un’icona, un quadro sacro, etc.). E’ una scelta che non si può ovviamente considerare “normativa”, ma è indubbiamente una coraggiosa e significativa reazione al tentativo di far letteralmente scomparire il Cristianesimo non solo dalla società e dalla cultura, ma anche dai cuori.
Non è però questa l’unica via da percorrere. In Piazza san Pietro, infatti, si continua a vedere l’albero affianco al Presepe. La Chiesa, infatti, oltre che Maestra, è anche Madre e può fare (come di fatto, in questa circostanza, fa) la scelta di continuare a valorizzare i simboli antichi, mantenendone però la loro originaria carica e pregnanza spirituale: l’albero c’è, ma affianca il Presepe.
Si può dunque concludere che a Natale, nelle case dei cristiani non dovrebbe certamente mancare il Presepe; lo scambio dei doni natalizi lo si dovrebbe viverecristianamente, cioè, senza indulgere al consumismo, ricordarsi vicendevolmente con lo scambio di piccoli doni (magari a sfondo sacro), il Dono che il Padre ha fatto all’umanità, donandoci il Suo Figlio Unigenito. Se si vuole si può affiancare l’albero al Presepe, purché lo si intenda come facevano i cristiani del primo e secondo millennio. Fare soltanto l’albero, nel nostro contesto attuale, potrebbe essere un modo, magari inconsapevole, con cui ci si rassegna all’attuale subdola campagna diostracismo verso Cristo e la Chiesa, presentata peraltro, falsamente, come indice di civiltà e di rispetto verso chi la pensa diversamente. Gesù non si è mai imposto a nessuno; ma, pur nelle sembianze povere e umili di Bimbo indifeso, ha voluto mostrare il suo esserci e il suo offrirsi a chiunque desideri accoglierlo.