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sabato 19 marzo 2011

AFORISMA DI NICOLETTA NONNA 19 MARZO 2011

"VITAE BREVIS EST CURSUS, GLORIAE SEMPITERNUS”
(Cicerone)
Il corso della vita é breve, quello della gloria eterno
L'ANTROPOLOGA NICOLETTA NONNA
Meraviglioso vivere gli attimi presenti
 nel Risorto
Don Pino

*L' aforisma ciceroniano ci propone il confronto tra la vita terrena e la gloria del Cielo. Il tempo passa inesorabile. Ore, giorni, settimane, mesi, anni, decadi...se guardiamo a ritroso nella nostra vita, diciamo : tutto qui? Anni sfumati e svaniti. Rimane in noi solo qualche ricordo della breve vita. Lotte, sofferenze, piaceri, trasgressioni, divertimenti, preghiere, angosce, noia, superficialità, contemplazione. Il ventaglio della vita presenta infinite angolature. E' inutile e controproducente rimpiangere il tempo passato. E' necessario proiettarsi in avanti con la mente e con l'anima. Vivere nel presente, ma proiettati verso il futuro, con la consapevolezza della fugacità della vita terrena e che la chiamata del Signore può giungere in qualsiasi istante. Dobbiamo essere sempre vigilanti e non farci cogliere spiritualmente impreparati. In fondo, se abbiamo vissuto e sperimentato la Parola di Dio ed i suoi comandamenti, andiamo a vivere nella dimora eterna del Regno dei Cieli. Nulla Egli dimentica di ciò che è in noi di buono. Il Signore cosa guarda in ogni persona? Egli osserva ed accoglie stupito la passione che abbiamo per Lui, nella ricerca, nella sofferenza , nel tempo trascorso ad amarlo in qualsiasi modo. Il regno di Dio in noi è la coscienza della propria eternità; chi ne è consapevole "germoglia e cresce spontaneamente come il grano verso la mietitura ". Il male nel mondo nasce anche dal fatto che l'uomo, sentendosi effimero, affastella molte cose, avendo fretta di arrivare, di accumulare, mette insieme bene e male, virtù e vizio, giustizia e ingiustizia. Questa febbre di far presto ha una sua radice nella coscienza di essere effimeri, quindi nel tempo; e un'altra nel terrore della morte vista come ignoto .L' uomo vive spesso una realtà contraddittoria, è ammalato nel profondo del suo essere, colpito da angosce, paure, disperazione. Non potrebbe essere un valido rimedio il pensiero dell'eternità dell'anima? Chi si sente eterno diventa come il mare verso il quale tutto confluisce, e come il mare non tollera cose morte, le rigurgita.(G.Vannucci, Verso la luce ) Ogni cristiano autentico dovrebbe essere il testimone vivente dell'eternità. Eternità intesa come trascendenza dal tempo e dallo spazio. Eternità coincidente ad ogni istante a cui non possono essere posti limiti. E' vero: nella nostra dimensione spazio-temporale dobbiamo basarci sul tempo cronologico che scandisce i ritmi vitali. Ma interiormente sappiamo che essi non ci riguardano, non intaccano la nostra essenza immortale, non scalfiscono l'anima. Che senso ha, allora, accumulare tanti beni materiali o lasciarsi sommergere da molteplici affanni e preoccupazioni? L'autentico cristianesimo richiede il distacco dalla vita e da se stessi per un motivo molto valido e profondo: la vera vita inizia sì da quella terrena, ma prosegue in modo superiore e nella pienezza extra-temporale.
Nicoletta Nonna
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Jesus Christus, heri et hodie, ipse est in saecula!